Perplexed Senior Couple with a Laptop ComputerMolti anni fa, per svariate motivazioni, mi avvicinai al mondo dell’insegnamento. Insegnare, per me, ha sempre significato trasmettere le mie conoscenze con il gusto ed il piacere di vedere l’allievo progredire e migliorare la propria preparazione rendendolo autonomo e offrendogli anche la mia serenità, che qualcuno ha pensato di rapportare allo stoicismo. Oggi direi “condivisione”.

Inizialmente ho creduto di limitarmi a quello che, in realtà, era il mio punto di forza: la grafica;  ma, con l’andare del tempo ho conosciuto svariate persone che si sono approcciate a me in maniera differente. Spesso il desiderio di fare grafica, e di imparare dei software così complessi, era una scusa per avvicinarsi al mondo del computer e potersi sentire più autonomi nella conoscenza e nell’uso di uno strumento che, altrimenti se non compreso, sarebbe riuscito ad alienarli.

Gli innovatori, nella società media, sono sempre esistiti.

Senza cercare, necessariamente, mutamenti di carattere strutturale e architettonico (non vorrei entrare in un campo minato o fare enunciati sulla Cupola Geodetica), è però vero che, negli anni ‘50 il sogno di ogni casalinga era una cucina all’americana comprensiva di tutti quegli elettrodomestici ad incasso che, immediatamente, le grandi aziende hanno provveduto a reinventarsi secondo le esigenze del mercato di riferimento. Intanto l’uomo sognava il gusto ed il piacere del movimento in libertà, di spensieratezza e, proprio la Vespa,  fu la risposta italiana all’evoluzione. La Vespa non rappresentava un semplice scooter ma era anche un “mito”, un modo di essere, di pensare e di esprimere se stessi.
Dagli anni ’60 in poi iniziarono ad introdursi, nel quotidiano, cambiamenti tali da arrivare, ad oggi, quasi frastornati e soffocati. Gli stessi cambiamenti, che prima potevano essere presi con calma, studiati, assorbiti, e vissuti per qualche tempo, oggi ci rendono “isterici” e “nevrastenici” attaccandoci una frenesia insolita e facendoci sentire obsoleti nella migliore delle ipotesi.

Così, tornando alle figure iniziali, i miei allievi hanno cominciato a profilarsi in modo più determinante: le vittime del desiderio del sapere bloccati dal computer, uno strumento che all’apparenza è così semplice per molti ma così ostico ed articolato per tutti gli altri.
Spesso, anche i molti, sanno che l’uso del computer è una conseguenza, quasi una moda, e sentono di non avere la padronanza dello strumento. Gli altri, desiderosi comunque di integrarsi, rimangono alienati a fissare la nuova informazione che veicola, sempre più spesso, su queste nuove forme di comunicazione.

Ed ecco che oltre a potenziali creativi, professionisti che decidono di scendere a compromessi con la tecnologia, casalinghe che desiderano fare il fotomontaggio del proprio bimbo dentro ad un fiore, persone che vogliono trovare uno strumento di aggregazione e di miglioramento, giovani che non sanno che strada intraprendere nel loro percorso formativo e fanno uso del computer in  modo selvaggio, spuntano loro: gli anziani.
Loro.
Con la loro splendida dignità, le loro dita incartapecorite, lo sguardo attento e la voglia di imparare a comunicare con i propri figli, nipoti ed amici con uno strumento veloce e brillante quale quello multimediale.

Arrivano con il portatile che il figlio quarantenne ha lasciato loro, consapevole del fatto d’avere un genitore che ha un certo tipo di spessore culturale, o la curiosità di imparare. Lo stesso figlio/figlia che informa dell’uso il genitore, ma sempre frettolosamente perché impossibilitato dagli impegni e dai pensieri per potersi soffermare con pazienza a dare spiegazioni.
Arrivano da me, suggerita dal passaparola, dal volantino, dall’insegna… e mi guardano con i loro occhi gentili, mi raccontano di una parte della loro vita, del loro sogno di cambiare e di tenersi aggiornati.

Sono rimasta colpita dall’ultima signora iscritta, 71 anni, che ha un bel background lavorativo alle spalle ma che, sfortunatamente per lei, è nata “un ventennio prima” e lo dice con un po’ di rammarico, rimproverando bonariamente la sua mamma centenaria, e confermandomi il desiderio di innovazione che è, comunque, intrinseco in ognuno di noi.
Mi parla serenamente della sua vita, del connubio fra macchine da scrivere elettriche e calcolatori a schede e della sua uscita dal mondo del lavoro troppo in anticipo per il suo modo d’essere, che non le ha offerto l’opportunità di lavorare con gli strumenti “meravigliosi” di cui noi oggi disponiamo con così tanta semplicità. È un’autodidatta, ha imparato fra suggerimenti e ragionamento, ma vuole raggiungere un grado di autonomia che per molti è un dato di fatto, spinti dalle esigenze professionali.
La comunicazione virtuale, dunque, non si limita più. Si afferma e prende piede in modo sempre più preponderante, anche fra coloro che spesso vengono ritenuti ai margini dell’informazione e dell’iterazione utente-rete.

I miei allievi, ultra cinquantenni, spesso sono appagati dal saper navigare, dal capire dove e come andare a cercare, dal poter trasmettere e-mail con allegati, dall’imparare a gestirsi l’home banking o la spesa online. Apprezzano la conoscenza e gli approfondimenti sul sistema operativo, sulla concezione di file e cartelle, sulla gestione in autonomia della stampante. Lavorano sui fogli di calcolo, scrivono i loro pensieri utilizzando word processor e si stimano nel riuscire ad organizzare in cartelle le svariate immagini di cui sono in possesso.
Ma lo fanno.

Per me, ora, che guardo alla comunicazione non solo in modo creativo ma anche in modo organizzativo, costruttivo e, soprattutto, in termini di condivisione e scambio, è forte il senso di gratificazione, ma anche di gratitudine, verso coloro che hanno voglia di entrare in questo mondo che è divenuto sempre di più accessibile e fruibile, rendendosi partecipi di un nuovo progetto che va oltre la visualizzazione di tre pagine statiche.

Anche loro fruitori, dunque, di un mondo sempre più speciale oggi definito web 2.0, ma già in evoluzione.

Cristina Usai