Sesso e pubblicità: quando è troppo?

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“Degusta la passera”, “Montala a costo zero”, “La patatina tira” sono solo alcuni dei claim di pubblicità degli ultimi anni: se pensate ci possa essere un senso più alto d’intenderli, smettetela subito. Questi claim, accompagnati da femmine desnude in chiari atteggiamenti sessuali, vogliono far intendere esattamente quello che dicono. L’Unità ha raccolto le migliori, inviate dai lettori: guardale a questo link>>

E mentre queste pubblicità stanno creando o l’hanno fatto in passato più di una polemica sulla considerazione della figura femminile che fanno emergere,  nascono bevande come FI.GA e Pussy Drink per ritemprarci dal caldo estivo.

Sia chiaro, nessun moralismo: siamo una generazione cresciuta dalla tv spazzatura degli anni ’80, approdata a YouPorn (Youtube a luci rosse, per chi ancora fingesse di non conoscerne l’esistenza) e rappresentata da una classe politica che non si fa mancare nessuno dei “vizi” sessuali, considerati tali di fronte all’ostentazione ipocrita di ancora più ipocriti valori.

Ma una domanda sorge spontanea: qual è l’obiettivo di questa comunicazione?

Addetti al mestiere, non prendiamoci in giro: sappiamo tutti che inserire in una photogallery di una diva o presunta tale in pose sensuali è sinonimo di click. Non facciamo gli ipocriti: l’importanza di un buon casting fa la differenza. Non seppelliamo la testa nella sabbia: la comunicazione di un prodotto deve portarmi a desiderare quel prodotto e nessuno con un minimo di amor proprio vorrebbe assomigliare a una dimessa casalinga di Voghera.

Ma quando è troppo è troppo: non solo è lesivo della dignità femminile, aspetto di cui non mi interessa approfondire in questo pezzo, ma è lesivo della creatività. Una parata di seni e sederi che non fanno distinguere un prodotto da un altro: l’appiattimento dell’identità, e chi fa comunicazione sa che ogni prodotto deve apparire speciale e con una personalità ben definita.

Un'opera di Barbara Kruger

Ma secondo voi, si tratta solo di un fail di comunicazione? A mio avviso no. Vi ripropongo l’ormai “storico”documentario “Il corpo delle donne” di Lorella Zanardo: un corto sulla situazione attuale nella tv italiana che aveva suscitato (giustamente)l’indignazione di centinaia di migliaia di viewers. Guarda “Il corpo delle donne” >>

E vi propongo “Ladyfilmine”, un documentario underground sull’ultimo (e il primo mai organizzato) LadyFest romano. La regista, Giulia Vallicelli, utilizzando tecniche analogiche e digitali, lascia spazio alle esperienze di ragazze che non ci stanno ad essere accomunate allo stereotipo femminile comune. Ascoltatele a questo link>>

E voi cosa ne pensate?

1 commento

  1. Stavo leggendo un articolo sulla rivista scientifica Focus riguardo l’utilizzo e la presenza ormai costante di messaggi di tipo erotico o sessuale per “sponsorizzare” praticamente qualsiasi cosa…Io mi chiedo, come fanno a non accorgersi del fatto che tutti questi messaggi a sfondo erotico provocano il “blink attenzionale” e ci fanno dimenticare il messaggio in se che si vuole far passare…