Seminario sul web 2.0, la sconfitta della rete?

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“Si ringrazia l’organizzazione del CNA di Bologna, attualmente una delle poche associazioni che si occupano di questo tipo di incontri sul mondo del web 2.0”
question concept

Il 9 aprile si è tenuto, presso il CNA di Bologna, un seminario intitolato “Web 2.0, istruzioni per l’uso”.
I contenuti  sono stati anticipati in modo sintetico:
•    esiste un web 2.0 senza un marketing 2.0?
•    media sociali e azienda
•    ripensare alle strategie per lavorare meglio
•    il 2.0 in pratica, come, quando e perché
e, su questi presupposti, valeva la pena esserci.
CDCM Pro, infatti, era presente nelle persone di Marusca e Cristina che, cariche e curiose di ascoltare le testimonianze dei relatori, Mario Zaccherini e Claudio Mancini, arrivano puntuali all’incontro.
Quale premessa vale la pena di evidenziare che il CNA, per CDCM Pro, rappresenta un biglietto da visita di forte rilevanza, tale da non sensibilizzare le partecipanti (anche per doveri professionali incombenti) ad approfondire preventivamente le figure dei docenti.
Con ciò non si vuole assolutamente sminuire l’autorevolezza dei due professionisti; sarebbe stato meglio, comunque, documentarsi per capire quale piega avrebbe potuto prendere il seminario.
Mario Zaccherini, presentato quale sociologo, blogger ed esperto di social media, in realtà è irrintracciabile sulla rete, non ha alcun account nei social network più noti ed è stato impossibile trovare il suo blog personale (forse utilizzerà uno pseudonimo?)
Claudio Mancini, comunicatore, consulente e formatore, ha un’agenzia con un background professionale di oltre vent’anni, con grandi (e grossi) Clienti che hanno sviluppato con lui molteplici campagne.
Visitando il sito web della sua agenzia ciò che però salta subito all’occhio è un approccio con la rete abbastanza distaccato, molto istituzionale e lontano da tutto ciò che significa web 2.0; non vi è alcuno spazio dedicato al rapporto con gli utenti, nessun riferimento ad account sui social network, alcun blog o altre sezioni interattive.
Quanto scritto non avrebbe rappresentato un minimus se non per il fatto che il seminario era sul web 2.0!
Esprimiamo questa visione ricca di perplessità perché, come la maggior parte dei presenti, abbiamo avuto l’impressione di assistere ad un convegno “contro” il mondo 2.0.
E’ come se, dopo una prima linea guida generale, atta a spiegare le caratteristiche ormai note della realtà 2.0 (comprensivo del passaggio dalla O alle E, ovvero da una strategia che prevedeva la scelta di uno O l’altro media ad un’altra che, invece, prevede il mixaggio interattivo e contemporaneo dei media), Mancini avesse intrapreso una crociata per smantellare tutto ciò che invece, per noi pionieri, è oro.
Ricordate il dibattito fra Casiraghi e la responsabile Marketing di Lovable?
L’esempio, ovviamente, è stato menzionato anche durante il seminario ma, a differenza di quello che il pubblico si sarebbe aspettato, Mancini ha perorato la causa di Casiraghi dichiarando che in primis i video di Lovable non erano virali ma semplicemente spot pubblicitari in rete e, oltre a ciò, la loro valenza era pressoché nulla.
Anche su questo punto, ci sono visioni differenti per quanto riguarda sia il concetto di virale sia la forza del web marketing (che non deve per forza essere unconventional o guerrilla).
Ninja Marketing, portale da noi frequentato periodicamente, dedica molto spazio a questo argomento e, proprio grazie ad esso, riusciamo a monitorare i vari risultati intrapresi dalle aziende che si lanciano in campagne di virali e/o web marketing.
Ecco cosa ha scatenato, su Ninja, l’intervista Casiraghi – Greco.
Non staremo anche ad illustrarvi la nostra posizione perché qui troverete il nostro post dedicato.

Partendo con un interrogativo stimolante da parte di Mario Zaccherini:
“I nuovi media possono interagire andando a modificare lo stile di vita degli uomini?”, si è passato poi ad una breve enunciazione di aspetti puramente sociologici legati all’attuale panorama degli utenti.
Sarebbe stato interessante conoscere il punto di vista dello studioso rispetto la questione da lui aperta…
In realtà, invece, gli interventi di Zaccherini sono stati molto sporadici e l’intero incontro è stato gestito da Mancini, il quale, ha aperto con una serie di slide contenenti statistiche legate allo share televisivo di alcuni programmi (Grande Fratello, Amici, Report etc.) e alla vendita di testate cartacee (Cosmopolitan, Gente Motori, Corriere etc.).
Cifre rilevanti con numeri a 6 zeri farcite con un buon attaccamento a tutti quelli che sono i retaggi di un modo di fare comunicazione tradizionale.
Si è passati successivamente all’elenco delle cifre del web (fonte Nielsen) le quali andavano a contare il numero dei navigatori, il numero delle ore passate sui vari siti, l’età media degli utenti etc.
Senza ombra di dubbio, il 9 aprile si è decretata la vittoria, di tutti i media tradizionali sul web.
TV, stampa, radio VS Internet= 1-0.
Ma, siamo proprio sicuri?

  • Fonte IAB

Oggi concludiamo qui questo primo post proprio perché, su questo punto, ha preso vita una polemica molto accesa e sentita da parte della maggioranza della platea.
Una persona del pubblico, in particolare, ha portato avanti una serie di argomentazioni interessanti, supportate da dati concreti, atte a smontare tutto ciò che il relatore finora aveva sostenuto (crescita degli investimenti sui canali elitari, crescita investimenti web solo del 4% e altre statistiche di questo tipo).
Abbiamo deciso di spezzare la discussione in più articoli proprio per focalizzare meglio i vari passaggi e permettere a tutti voi di esprimere opinioni e fornire esempi pratici (dati, statistiche o quant’altro) inerenti il web marketing.
Nei prossimi giorni verranno affrontati i punti salienti di ciò che è stato detto al seminario.

Qui il seguito del post.

4 COMMENTI

  1. Mi occupo di non convenzionale. Non solo non convenzionale, però. “In medius stat virtus”, ovvero, che ne dite di un marketing mix ben costruito?

    Alex

  2. Caro Alex, sono Daniele (CDCM Pro), ci seguiamo a vicenda ormai da tempo. Sono perfettamente d’accordo, oggi ormai non può esistere un canale senza l’altro. Noi non siamo assolutamente contro i media tradizionali, ,sono ancora forti in paesi come gli stati uniti, figuriamoci nel nostro.. un giusto mix tra il canale offline ed online può permettere una copertura più ampia della penetrazione del messaggio. Gli scenari sono diversi, i tempi sono diversi, i modi sono diversi, ed è per questo che alcune agenzie tradizionali tendono a sminuire la rete, semplicemente perchè non è nel loro modus operandi. Certo è più conveniente lavorare su campagne tradizionali perchè prevedono budget enormi e prodotti “massmediali”, ad appannaggio esclusivo di società con forti capitali destinati alla comunicazione, il web permette invece anche a chi non ha budget stratosferici di pensare a campagne non convenzionali, dove le strategie e l’agilità dei creativi la fa un po’ più da padrone, a fronte di un minor investimento.

    Questo è il mio pensiero, a voi la palla 🙂

  3. Parlo nelle vesti di “venditore di banner per conto terzi”, quindi parlo solo del “lato ADV”.

    La carta è morta (io lo dico da anni, ora sembra sia la volta buona: http://www.nytimes.com/interactive/2009/03/12/business/20090312-papers-graphic.html). La TV generalista pure, e aspetta solo tragedie come il terremoto per pavoneggiarsi dei dati sull’audience (un piccolo esempio: http://www.youtube.com/watch?v=C9kD0DRdxRA). Radio, affissioni e cinema stan perdendo quote in modo preoccupante (guardatevi questa: http://www.lucalani.com/blogging/advertising/dati-adv-nielsen-gennaio-18).

    E’ vero, c’è parecchia gente che rimane aggrappata ai vecchi media, probabilmente perchè capisce/conosce bene solo quelli, e si approccia alla rete come se questa fosse un periodico (non ditemi che non conoscete qualcuno con un sito web = ad una brochure cartacea :-)).

    Ma il tempo farà il suo corso, e credo che con qualche cambio generazionale questi vecchi stoccafissi verranno spazzati via… spero solo di esserci ancora, quel giorno 🙂

  4. Troppe persone si riempiono la bocca di social media e poi in fin dei conti non si sono mai scontrati con la realtà, i pro e i contro di una campagna di questo tipo. Se qualche anno fa bastava nominare il web 2.0 per distinguersi dalla massa, ora quella parola è scontata: il web è web!

    Concordo Alex che giustamente considera più efficace una campagna con un media mix ben strutturato, anche se purtroppo al momento ogni media sembra lavorare per conto suo, vanificando gli sforzi di ognuno.
    In Italia come dice Davide i media tradizionali hanno perso ogni credibilità, ma restano comunque un media in grado di raggiungere la massa. Il problema è che i media tradizionali funzionano come come un mitragliatore che spara nella massa, per farti ascoltare da 10 devi parlare a 1000. Il marketing 2.0 consente di ridare un valore umano alla comunicazione aziendale, se anche solo 10 persone ti ascoltano perchè lo hanno dciso sono 10 possibili consumatori o sostenitori del brand.