Quando il web diventa funebre: il caso Torboli-Zandonatti

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In Italia la riflessione sulla morte è sempre stata un tabù. Vuoi per scaramanzia, vuoi soprattutto per l’imperante cultura cattolica parlare tranquillamente e laicamente di morte non si fa. Se lo si fa, si viene tacciati di essere corvacci, menagrami, porta sfiga o, nella peggior delle ipotesi, emo, bambini di Satana o Isabella Santacroce.

Sul web, invece viviamo costantemente la morte virtuale. Ogni giorno cancelliamo profili, veniamo sbranati da zombies, clicchiamo su “ignora” o “delete” determinando la “morte” altrui. Nonostante questo viavai di identità, non riusciamo a parlare di morte. Sui mass media “tradizionali” le cose non vanno meglio. Usiamo metafore, allusioni, giochi di parole, poesie e tutti gli stratagemmi possibili per non dire le cose come stanno: che, prima o poi, tutti muoriamo.

Ci ha provato la cybercultura a dare un senso a quello che in realtà un senso ha: fatti fummo di carbonio (e quindi destinati alla disgregazione molecolare), e non di silicio. Purtroppo.

Ci ha provato il numero 24 di Colors, il Death Issue, quando ancora era diretto da un Oliviero Toscani in ottima forma a scandagliare tutti gli ambiti, dall’antropologico all’irriverente, della morte. Ma niente.

Ci ha provato pure Castelvecchi, cavalcando l’ondata nel 1998, pubblicando il trattato “Necrocultura – Estetica e Culture della Morte nell’immaginario di massa”. Ma vai a capire che c’è scritto

Negli anni 2000 ci ha pensato la HBO a creare una serie tv, Six Feet Under, sulle vicende di una famiglia di impresari funebri. Una serie che fatto vedere quello che prima si poteva solo immaginare: dalle buffe morti accidentali ai processi di imbalsamazione del corpo. Una serie che è riuscita a mostrare, grazie a una eccellente sceneggiatura, un mondo sconosciuto ai più con un’eleganza e un senso della normalità mai visti prima in TV.

Ed è, grazie anche alla visione di Six Feet Under, che mi sono sempre chiesta come mai in Italia non si sia mai pensato a fare qualcosa di diverso dallo standard nell’ambito della “comunicazione funeraria”. Con rispetto, tatto, eleganza, valori da cui non si deve prescindere. Io, nel dubbio, da morta voglio farmi caramellare.

In realtà in Italia,non è che nulla sia stato fatto: la creatività di alcune imprese funebri si è materializzata in gadget dal gusto discutibile, quali questi o questi.

La Torboli-Zandonatti, un’impresa funebre di Mori, nel Trentino, si è mossa in maniera differente: ha utilizzato il web in maniera originale, ma in linea con l’azienda, riscuotendo così non solo l’attenzione dei media e dei blogger, ma anche dell’anziano alle pime armi con il PC.

Antonio Zandonatti spiega a CDCM Pro in cosa consiste la novità introdotta nella comunicazione dell’impresa funebre, sostenendo il proprio servizio con questa (illuminante) premessa: “La volonta di progredire in un azienda di onoranze funebri può sembrare una cosa superflua o addirittura controproducente dal punto di vista dell’immagine aziendale. Lo spazio per l’innovazione sembra non esistere ma non è così, per questo motivo alla Torboli – Zandonatti snc di Mori quando abbiamo deciso di innovare, si è pensato di puntare all’introduzione di un “servizio aggiuntivo” che conservasse le caratteristiche di semplicità e discrezione necessarie.” Leggi l’intervista ad Antonio Zandonatti dopo il salto.

Cover della prima serie di Six Feet Under

1) Come è nata l’idea di un servizio online per i famigliari dei defunti?

L’idea di realizzare un servizio online è nata osservando la difficoltà che incontravano molte persone (i congiunti) nel dover informare dell’accaduto non solo i parenti ma pure i conoscenti o gli amici che risiedono al di fuori del territorio coperto dai servizi di affissione o di stampa normalmente utilizzati. La cosa ha ancor più rilevanza in considerazione del fatto che la Vallagarina, e non solo, è terra di emigranti che nel dopoguerra hanno dovuto recarsi altrove per lavorare. Per questo motivo crediamo che il servizio vada visto come strumento di comunicazione dal contesto locale verso l’esterno e viceversa dall’esterno al locale dando la possibilità a chi risiede lontano di informare con tempestività chi risiede nella terra d’origine.

2) In che cosa consiste il servizio che offrite?

Il servizio consiste semplicemente nell’offrire un ulteriore canale di divulgazione della notizia (funesta) attraverso la pubblicazione, all’interno dell’area apposita, del manifesto funebre così come realizzato per la tradizionale affissione sulla pubblica via in modo tale da non ledere in alcun modo la privacy dei congiunti. Ad integrazione della pubblicazione sta la possibilità, ed è qui l’innovazione, di poter inviare immediatamente senza alcun costo o precedenti registrazioni da parte di chi interagisce, il proprio messaggio di cordoglio dierttamente ai familiari del defunto senza bisogno di conoscere dati personali relativi agli stessi. Quella di non voler assolutamente trasformare in un “blog” l’invio dei messaggi di cordoglio è quindi una scelta voluta e doverosa per tutelare la privacy di chi scrive e di chi riceve…

3) Vi aspettavate il riscontro su siti di comunicazione web?

L’intenzione era quella di fornire un servizio aggiuntivo locale ad integrazione del servizio di affissione e della normale necrologia sui quotidiani dando la possibilità di “interagire” con i congiunti, prevedendo una lenta crescita delle adesioni alla novità, ma il riscontro è stato pressochè immediato in quanto fin dalla prima settimana di pubblicazione si sono raggiunti valori di rilievo in merito al numero di visite e pure nel numero di messaggi inviati, sicuramente molto superiori alle aspettative. Certamente non ci aspettavamo un riscontro di questo livello mediatico come l’intervista del GR1. (Giornale Radio 1, ndr)

4) Quali reazioni suscitate nella gente comune, diffidente nei confronti del web? Avete mai subito critiche per questa vostra iniziativa?

La gente ha subito mostrato un atteggiamento favorevole verso la novità, ovviamente non tutti sono abituati ad utilizzare il PC per le proprie relazioni ma chi lo fa è stato anche in grado di produrre delle critiche costruttive in merito come ad esempio l’inserimento del “suggeritore” perchè in certi casi non si sa proprio cosa dire… È nostra soddisfazione dire che finora abbiamo ricevuto soltanto elogi.

5) Qualcuno potrebbe pensare che questo vostro servizio possa essere non rispettoso nei confronti di un avvenimento tragico quale la morte di un parente. Come convincete una persona del contrario?

È vero, qualcuno di primo acchito potrebbe pensare che questo servizio sia irrispettoso nei confronti di un avvenimento tragico ma probabilmente dovrebbe pensarlo anche di ogni altra attività mediatica quale la pubblicazione sui comuni necrologi… Questa va vista solamente come un’ulteriore opportunità di manifestare la propria partecipazione ad un lutto nella maniera meno invadente possibile, dando la piena libertà a chi scrive di farlo anche alle 2 di notte senza “disturbare”.