Pagare i Blogger per far parlare di se, è corretto?

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Una delle più grandi agenzie di consulenza, Forrester, dichiara che pagare i blogger per parlare di un brand, di un prodotto o di un servizio, sia un’attività proficua.

Quindi, in parole semplici, se io grande azienda, per esempio, ingaggiassi un tot di blogger (popolari o meno) al fine di scrivere delle recensioni positive rispetto ad un mio prodotto, aiuterei sicuramente la mia attività dal punto di vista della visibilità.

Più visibilità = Miglior vendibilità sul mercato.

Abbiamo scoperto l’acqua calda!

Da quanto si evince dall’analisi della vicenda “the case of KMart and Chris Brogan“, l’attività del pay for post, sarebbe in grado di apportare una serie di benefici sia a livello di pubbliche relazione, sia a livello di pubblicità e, ovviamente, sia a livello di conversazioni sponsorizzate.

Fin qui tutto ok.

I brand si fanno pubblicità nel modo più economico possibile e, dato l’attuale panorama del web, nella maniera più incisiva.

Sappiamo tutti quanto un commento positivo, apparentemente senza secondi fini, sia interessante e stimolante per la rete (tu sei quello che google dice di te…) e quindi per gli utenti che, prima di acquistare un bene o affidarsi ad un servizio, consultano le opinioni altrui.

A questo punto però, vorrei soffermarmi sul primo concetto: commento positivo senza secondi fini.

E’ vero che, da che mondo è mondo, se remunerati siamo in grado di dare il meglio di noi ma, per quanto riguarda l’eticità delle cose, quanto è corretto un processo di advertising di questo tipo?

Un conto è fare pubblicità, cercare di far brillare un certo prodotto seguendo le logiche della comunicazione finalizzata ma, altra storia, è voler sponsorizzare qualcosa attraverso un canale che, fino a questo momento, sembra essere il più trasparente.

Non sto dicendo che è sbagliato fare PR sui blog, cercare di attirare l’attenzione su di se andando a commentare post e rimandando link verso il proprio sito o altre strategie di buzz marketing alle quali assistiamo quotidianamente.

Senza ciò, cadrebbe tutto il potenziale del web 2.0 (condivisione, reti, collegamenti, passaparola etc. etc.) e, simpaticamente, dovrei cambiare lavoro!

Ciò a cui mi riferisco è un ingrediente un po’ più delicato, legato a dei valori di trasparenza e rispetto nei confronti degli utenti.

Sulla rete il meccanismo del passaparola e del virale, è qualcosa che cammina da solo, che ha vita propria, che è incontrollabile (o meglio, poco controllabile) e che è quasi privo di regole.

Possiamo pensare di fargli prendere una determinata via attraverso una serie di pianificazioni ma, nella maggior parte dei casi, il corso degli eventi sarà costruito da qualcosa di più grande di noi, da un flusso privo di barriere spazio temporali.

Il fatto di dover spingere un blogger a scrivere in cambio di soldi o attraverso un cambio merce (tu parla di me e io, per un periodo, ti faccio provare il mio prodotto), se da una parte può anche fungere da stimolo per chi ama condividere contenuti in rete, dall’altra può essere un’arma a doppio taglio.

Un blogger, in quanto tale, scrive per il piacere di farlo e mette in gioco qualcosa di molto importante e, ahimè, fragile: la REPUTAZIONE.

Vale la pena sbilanciarsi tanto e magari mandare all’aria il lavoro di anni (ricerche, studi, approfondimenti, aggiornamenti etc.) per delle “marchette” (passatemi il termine)?

E’ eticamente corretto scendere a compromessi sapendo che si sta “pubblicizzando” qualcosa in cui non si crede?

Come si fa poi a riconquistare la fiducia di lettori che ti hanno sempre seguito proprio per la tua trasparenza, per la tua voglia di comunicare senza secondi fini?

Ci si può ritenere comunque blogger o  si rischia di diventare recensori commerciali?

Prima di pagare i blogger per far parlare bene di te, non conviene proporre loro di esaminare il tuo prodotto/servizio e chiedere cosa ne pensano?

Gli utenti premiano anche l’umiltà e laddove si sentiranno parte attiva di un processo di miglioramento, non potranno che rivedere anche ciò che consideravano negativamente.

Mi sento di porvi questi interrogativi perché sono pensieri che mi stanno fluttuando nella mente e perché vorrei capire, invece, come la pensa chi, come me da qualche tempo, è attivamente entrato nel mondo dei blog, del web marketing e della comunicazione non convenzionale.

Sono considerazioni personali e magari solleveranno opinioni differenti ma, come si dice, sbagliando s’impara e io…sono qui per sbagliare!

Marusca Cesare
Press & Marketing
CDCM pro