La controtendenza del Web

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Analizzando articol marketing e facendo la quotidiana rassegna stampa, mi sono saltati all’occhio alcuni articoli decisamente stimolanti e spero possa essere interessante condividerli con voi.

Il 30 ottobre viene pubblicata un’intervista a Stephane Cordier, Chief Executive Officer di Adlink, il quale esprime una posizione molto più che ottimistica rispetto agli investimenti degli inserzionisti on line. Nel 2008 i budget destinati alla pubblicità in rete sono cresciuti e, secondo le stime tratte da analisi e sondaggi, la tendenza andrà ad aumentare almeno fino al 2010. Non si può dire lo stesso per quanto riguarda i media tradizionali come Tv e Stampa che registrano, diversamente, una discesa considerevole.

Da cosa dipende questa controtendenza rispetto alla crisi economica e quali sono, quindi, i principali benefici che si possono trarre dall’advesiting on line?

In primis citerei il lato economico, elemento decisamente  fondamentale per un’azienda che sta nascendo o che vuole farsi conoscere. Investire sul web significa ottimizzare i costi in maniera consistente.

Il lato  temporale, col quale quotidianamente l’azienda deve fare i conti. Internet fornisce strumenti innovativi e intelligenti atti proprio a far risparmiare e ottimizzare il tempo a disposizione sia per le mansioni interne all’impresa, sia per la gestione delle varie campagne pubblicitarie.

Il posizionamento, più mirato e diretto al target di riferimento aziendale. Il medium on line, essendo ormai maturo e capace di offrire una user rich critica dei mercati, consente agli investitori di non disperdere il messaggio e raggiungere una determinata fetta di utenti.

La varietà di un medium sofisticato in grado di proporre  format ad impatto sensazionale, senza essere invasivo. Una comunicazione semplice e allo stesso tempo emozionante che può sfruttare tecnologie all’avanguardia e sempre più interattive, andando a soddisfare quello che , ora più che in passato, l’utente chiede: Interazione.

L’invasione e il successo dei Social Network non riguarda solamente la sfera privata delle persone, che condividono opinioni, video, foto e quant’altro proiettando le proprie esperienze sulla rete. Condividere diventa la prerogativa delle aziende che, calandosi all’interno di un panorama ancora tutto da esplorare, trasformano il tradizionale rapporto con il cliente.

Cit. “Il cliente della generazione Facebook non ama conversare con i propri fornitori in modo tradizionale. È refrattario al marketing. Ha scoperto il valore del Web 2.0 e vorrebbe poterlo ottenere anche nelle relazioni commerciali, nel supporto tecnico, nelle attività di selezione dei nuovi prodotti di cui ha bisogno. Quando è a caccia di un prodotto si collega raramente al sito dell’azienda che lo produce, ma preferisce entrare in un social network e chiedere consigli alle persone di cui si fida. Secondo una recente ricerca commissionata da Oracle, soltanto il 20% dei clienti si fida dei professionisti della comunicazione. Una percentuale che cresce al 29% per i Ceo delle imprese, al 53% per gli analisti, al 57% per gli accademici. Ma il 70% degli utenti dei social network, secondo questa ricerca, si fida soprattutto dei propri simili, delle persone come lui che hanno le stesse esigenze e sono disposte a dare un consiglio disinteressato a chi ne ha bisogno. E questo alle aziende crea un problema culturale non da poco.” Paolo Conti, il Sole 24ore.

A cura di
Marusca Cesare
Marketing e Press

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