Il Viral Marketing arriva anche in casa Lovable

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freemagahits.com

Prima di parlare dell’esperienza Lovable, definiamo cosa significa Viral marketing.

In parole semplici, il marketing virale è l’insieme di strategie studiate per stimolare l’interesse delle persone, spingendole a diffondere un messaggio/concetto etc. attraverso quello che chiamiamo buzz (passaparola).

Come spiega anche Roberto Venturini, cit. “esempi tipici di viral marketing sono il far arruolare all’interno del nostro programma dei nuovi clienti da parte di clienti esistenti (in maniera attiva o passiva). Far sì che i nostri utenti (o gli utenti internet in generale) passino e forwardino messaggi relativi al nostro brand in quanto divertenti/interessanti. Fare in modo che un nostro messaggio venga ospitato nella loro corrispondenza e che entri a far parte delle loro conversazioni. “

Molte quindi possono essere le vie da intraprendere per far si che ciò che vogliamo diffondere, arrivi ad un numero elevato di persone.

Quotidianamente siamo complici di questo meccanismo e, direttamente o indirettamente, rappresentiamo un anello importante di queste catene:

“Una seconda strada e’ quella di sviluppare meccanismi tali che portino l’utente a trovare interessante e divertente un nostro messaggio (gioco, testo, filmato, animazione….) in modo che lo passino avanti, senza dar loro un vantaggio concreto, basandosi sulla forza dell’oggetto contaminante. E questa e’ la forma di infezione piu’ comune.”

Quanto spesso siamo messi di fronte a video piuttosto che foto o altro che stuzzicano la nostra curiosità, che ci fanno ridere o magari ci emozionano a tal punto di volerli condividere con la rete?

Ormai, direi, è la normalità!

Io stessa, in questo momento, sto mettendo un mattoncino in più al virale di lovable…

Facebook, youtube, myspace e moltissimi altri social network, ci danno la possibilità, gratuitamente e senza alcuna limitazione, di scambiare contenuti di qualsiasi tipo: prendo un filmato da youtube, importo il codice su facebook o semplicemente clicco su share ed ecco che, in brevissimo tempo, qualcosa ritenuto da me interessante diventa degno di nota anche per altri dieci miei amici (esempio) che, a loro volta lo condivideranno con i loro contatti che, a loro volta…..e via così.

Ecco il potenziale sul quale, da qualche tempo, anche i grandi brand stanno investendo.

La rete, ancora una volta, risulta essere lo strumento più indicato per raggiungere una fetta di mercato decisamente superiore rispetto ad altri canali, sia per la velocità di diffusione sia per il lato economico (il che non guasta mai!).

Vi è già capitato di navigare il nuovo sito di “Lovable“?

E’ tutto in stile 2.0.

Commercio on line, video non convenzionali (diffusi anche  sulle principali piattaforme gratuite) e comunicazione impattante, diretta e trasparente.

Inoltre, per creare ancor più fidelizzazione, ci si può registrare e ad avere così, in anteprima, le news sulle nuove collezioni, una card personalizzata e altre chicce riservate…

Anche se abbastanza istituzionale, lo spazio Lovable è decisamente accattivante ed in linea con tutto quello che, attualmente, i nuovo utenti richiedono.

Il tono con il quale si relazionano  si veste di quotidianeità e ci si allontana da quei registri istituzionali degli spot tradizionali per calarsi fra la gente, per stupire con rappresentazioni non convenzionali e per avvicinarsi a queli che sono gli schemi reali, quotidiani.

Comunicare sulla rete è tutta un’altra cosa (per fortuna, concedetemelo!).

Con questo non voglio dire che sia meglio o peggio, semplicemente è diverso, proprio grazie alla costruzione di valori che sta alla base della tanto acclamata libertà d’espressione.

L’utente che può, in tempo reale, commentare, apprezzare o disdegnare un prodotto/servizio/idea etc. è una rivoluzione che, ora, non è più possibile sottovalutare.

“Tu sei quello che Google dice di te”, certo fortunatamente non è un concetto assolutistico ma, sicuramente, rispecchia l’attuale panorama.

Come, quando, dove e perchè entrare realmente in contatto con questo mondo, sta ad ognuno di noi; sta di fatto che, in un modo o nell’altro, tutte le aziende, grandi o piccole che siano, sono oggetto e soggetto in rete.

Tornado a Lovable, unica critica: non c’è il blog!

In questo caso mi sarei aspettata di trovarlo anche perchè, a mio parere, potrebbe essere un’ulteriore risorsa da sfruttare per mantenere un filo diretto con le esigenze dei clienti (e potenziali) e per comunicare ancor più l’ingrediente della trasparenza.

Forse ci staranno lavorando…

Su Marketing Arena,  Alessandra Luise  scrive un articolo interessante rispetto l’esperienza di questa grande firma.

Penso sia importante monitorare l’evoluzione, registrare i risultati e, se ne vale la pena, prendere ulteriori spunti.

Qui sotto vi riporto uno dei video virali che attualmente stanno girando in rete.

Di contro, perchè comunque il confronto con altri punti di vista è sempre tesoro, vi segnalo anche l’intervista con Cesare Casiraghi,  socio e direttore creativo di Casiraghi & Greco e Anna Ricotti, marketing e product development director Lovable.

Le argomentazioni sollevate sono sicuramente interessanti proprio perchè mettono a confronto due visioni opposte rispetto al tema del viral marketing e, nello specifico, dei video virali.

Per quanto possa essere opinabile, almeno dal mio punto di vista, la visione di Casiraghi, ritengo che, comunque, le idee da lui espresse siano da tenere in considerazione  per monitorare un altro tipo di comunicazione che, nonostante tutto, ad oggi, continua a vivere di luce riflessa.

Niente, come l’informazione e la comunicazione, è così malleabile e multiforme e non è detto che affronatre un certo tipo di approccio significhi escluderne un altro.

Forse, come per tutte le cose, la verità sta nel mezzo…

Per quanto mi riguarda, mi sento molto vicina alle parole di Anna e alla considerazione che ha delle potenzialità del web.

Marusca Cesare
Press & Marketing
CDCM pro

4 COMMENTI

  1. Ma definireste virale questi spot di Lovable? Io ho un’idea diversa di marketing virale, più misteriosa, meno pubblicità dichiarata. Abbiamo fatto n ottmo lavoro a novembre accanto ai ragazzidi Fightsound (serata che riapriva le porte del Tunnel di milano alla musica lie) che hanno creato una vera e propria cascata di video low budget, low definition, low tutto sul concetto di Fightsound. E tutti gli utenti di myspace fino a che non sono stati invitati alla serata, pensavano che fossimo una marca di saponette….
    Cercate fightsound su youtube… e vedrete i nostri 50 e oltre video di viral marketing… molto guerrilla!

  2. A mio parere quella di lovable è una campagna di viral marketing anche se, sicuramente, non si tratta di video unconventional come moltissimi altri che si trovano in rete.
    Direi che si stanno muovendo bene per essere il primo approccio che hanno con il web 2.0 e con il virale in generale.
    Stanno testando, provando la linea migliore adattabile al brand ma, come dice anche la responsabile marketing di lovable, l’intimo è un settore abbastanza delicato…
    Non si può negare che, rispetto ad altre marche e competitor, sono un passo avanti.
    Comunque, di certo andrò a vedere su youtube i vostri video 😉
    A presto!

  3. Cao Marusca!!! 🙂
    Il mio concetto di “virus” è un po’ più pericoloso, anonimo, subdolo. L’operazione portata avanti da Lovable, è stata impostata su di un canale spesso usato per la comunicazione virale ma a mio avviso è stata troppo “disvelata”.
    Questo dibattito ha acceso la mia curiosità sulla definizione di marketing virale ed effettivamente Wikipedia dà ragine a te: il marketing virale non è altro che un passaparola quindi quello di Lovable è da considerarsi viral, dato che si basa sul presupposto che per vedere i video promo, qualcuno ti ci deve mandare.
    baci e a presto, attendo vostre nuove sulla comunicazione, siamo proprio sulla stessa lunghezza d’onda!

  4. Buongiorno Annalisa!
    Hai colto il punto, nel senso che io qui stavo veicolando un discorso strettamente legato ad una comunicazione virale, differente da quella tradizionale.
    E’ vero che, solitamente si associa il virale a qualcosa di un pò meno “pubblicitario” ma è anche vero che per virale s’intende qualcosa che, convenzionalmente o meno, stuzzichi la nostra curiosità e ci stimoli a fare il cosiddetto passaparola…e credo che, piano piano, Lovable stia trovando la strada giusta.
    Sono andata a vedermi i filmati che mi hai segnalato e devo dire che quelli sono totalmente su un altro piano; lì si parla di unconventional a 360°!
    E’ un altro tipo di comunicazione che ha, di conseguenza, anche un altro target di riferimento…
    Mi ha fatto molto piacere confrontarmi con te, spero ci siano altre occasioni 😉
    Buona giornata!!!