Il Rispetto per le donne nella pubblicità: utilizzo forzato dei valori

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Peregrinando fra i blog, ieri mi è capitato di leggere un articolo abbastanza curioso il quale, attraverso le parole del deputato del PD Anna Paola Concia, esprime il proprio disappunto riguardo uno spot che sta girando sia in rete che in TV.

Il brand in questione è Lactacyd e lo spot è dedicato ad un sapone intimo specifico per le donne.

Ciò che ha scatenato un’accesa protesta da parte del web, con relativa apertura anche di un gruppo dedicato su Facebook, è la strategia intrapresa dal brand rispetto a tematiche decisamente scottanti.

La sponsorizzazione del prodotto viene veicolata passando attraverso i valori del rispetto per le donne, un rispetto principalmente a livello sociale:

8 donne su 100 sono state perseguitate da un ex
42 donne su 100 si sentirebbero più sicure con le ronde cittadine
E poi arriva il claim: “Lactacyd Intimo, più rispetto per le donne”

Come riportato anche su Ninja marketingSe è vero che la chiave del successo delle marche si trova nella capacità di generare mondi possibili che abbiano un senso per gli individui, chiedersi quali scenari sponsorizzare, quali significati immettere nel sistema simbolico, quale mondo possibile sostenere, deve essere il problema principale del marketing manager.

Ecco, a questo punto, viene da chiedersi quanto sia azzeccato in questo contesto immettere determinati significati simbolici, allineare codesto prodotto a frangenti di tutt’altra natura.

Al di là del colore politico e al di là delle scelte personali del deputato Concia, mi sembra opportuno pubblicare per intero le sue parole, le quali esprimono il motivo centrale dei vari scetticismi nati rispetto alla campagna Lactacyd.

paolaconcia
Anna Paola Concia

Passa in Tv la pubblicità Lactacyd. Leggo e trasecolo:42 donne su 100 si sentirebbero più sicure con le ronde cittadine.
Ronde cittadine? Prima volta che in pubblicità si parla di un tema così dibattuto, così caldo. Strano, proprio ora che in Parlamento si discute l’emendamento.
Trasecolo, dicevo. Perché in pubblicità le aziende si guardano bene dall’esporsi con posizioni nette su temi di attualità scottanti: il rischio sarebbe perdere i consumatori che la pensano diversamente. Trasecolo poi perché so che di solito in pubblicità se si citano dati o percentuali si ha l’obbligo di citarne la fonte, pena il ritiro dello spot per intervento dell’autodisciplina pubblicitaria. Qui invece, niente asterischi, scrittine a fondo schermo…niente. Bah. Incuriosita indago su internet e trasecolo ancora: scopro che la campagna a detta dell’agenzia Grey avrebbe lo scopo di far esprimere le donne, e a tale scopo per realizzarla le ha consultate attraverso un blog su Grazia. Le donne? Consultate? Con un sondaggio su un blog di Grazia? E che tipo di attendibilità può avere mi domando io, quando chiunque può registrarsi al blog con nomi diversi e partecipare al sondaggio più volte? Che campione di donne sarebbero “le lettrici di Grazia”, per rappresentare in prima serata, in pubblicità, l’opinione di tutte le donne? Poi indago ancora, e scopro che dal sondaggio risulterebbe che sì il 42% delle 539 donne che hanno votato si sentirebbero più sicure, ma che il 44% ha votato “nè più né meno sicura” e addirittura il 9% ha risposto “meno sicura”. Insomma, perché non scrivere allora nello spot: il 53% delle donne ritiene inutili o dannose le ronde? Forse perché l’aria che tira in Parlamento è diversa? O forse perché l’opinione delle donne interessa ma solo fino a un certo punto?
Si parla molto delle potenzialità della rete per avere le opinioni dei consumatori in tempo reale. Le aziende forse dovrebbero dotarsi, per interpretarle, di strumenti scientifici e attendibili: un quadro complesso e in mutamento come quello dell’opinione delle donne lo meriterebbe.”

Ho sottolineato i passaggi, a mio parere, più significativi, in grado di farci riflettere, ancora una volta, sull’utilizzo di dati, percentuali a fini strategici e pubblicitari.

Vi invito a riflettere dal punto di vista critico e il mio invito, stavolta, è principalmente rivolto alle donne.

Vi invito, inoltre, a fare delle ricerche in merito all’argomento per capire come si sta muovendo la rete.

Il mio articolo non è una presa di posizione e non ha intenzione veicolare una protesta politica; il mio intento, piuttosto, è quello di monitorare il comportamento del web nell’era della condivisione, della trasparenza e della movimentazione globale.

Quanto può essere produttiva o meglio, ha ancora senso una campagna costruita su valori registrati da statistiche a campione?

E’ eticamente corretto trascinare nella pubblicità opinioni e temi così scottanti che riguardano la vita sociale del nostro paese?

Marusca Cesare
Press & Marketing
CDCM Pro

4 COMMENTI

  1. Decisamente imbarazzante come pubblicità… al di là delle possibili implicazioni politiche è anche uno spot abbastanza scarno e di poco spessore.
    E cosa c’entra un detergente intimo con una ronda cittadina e l’essere perseguitate da un ex ?
    Forse erano state molestate perché non usavano il sapone detergente?
    O le 58 donne su 100 che non si sentirebbero più sicure sapendosi protette da dei novelli rambo (possibilmente xenofobi, lavorano meglio), forse si sentono più protette da un sapone intimo?

    Però mi piacerebbe sapere cosa ne pensano le dirette interessate, quelle “lettrici di Grazia” la cui risposta a un blog è stata strumentalizzata per questo spot stranamente politicizzato…

  2. Si vede che la filosofia di Lactacyd è:
    “Se anche venite stuprate, almeno, sarete fresche e a posto con la vostra passerina”
    p.s. così imparate a non volere le ronde.

  3. Nel leggere questo post ho pensato a quando stamane, davanti alla mia tazzina di caffè, mi sono letta un po’ di feed arretrati.
    Sono capitata, nel peregrinare dei link, sul blog di Annalisa Piras (http://piras.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/05/04/la-bbc-berlusconi-veronica-e-noemiis-he-insane/) che lavora da 20 come giornalista in tv, radio e carta. Vive all’estero e commenta l’attualità internazionale. Ovviamente non ha potuto esimersi dall’esprimere alcuni punti di vista, fomentati peraltro da suoi colleghi stranieri, su alcune vicissitudini politiche in atto da qualche giorno. Non voglio soffermarmi a fare polemiche sterili, che comunque potrebbero essere spunto di approfondimenti più seri, perché questa non è sicuramente la piattaforma più adatta ma, visto l’argomento che oggi Marusca ha deciso di toccare sento che, in qualche modo, si possa parlare di “sinergia di pensiero comune” con parecchie donne che in questo momento, a prescindere dal colore politico, stanno prendendo le distanze dalla realtà che si sta delineando.
    Il maschilismo dissimulato, peraltro assai male negli ultimi quindici anni, a supporto delle rivendicazioni femminili combattute per ottenere anche i più semplici diritti, sta rivelandosi nuovamente in uno splendore oltremodo inquietante.
    La cosa peggiore è che pare che in questa nostra “nuova società” figlia dello strumento televisivo, sia tutto accettato e ben digerito.
    Il rispetto della donna si sta perdendo sempre più. Nella comunicazione di massa e nell’informazione.
    Le rappresentanze della nostra società, che dovrebbero gestire la propria moralità ed integrità si barcamenano tra falsità e lascivismo ponendoci in una condizione difficile da sopportare e da giustificare anche a noi stessi. L’uso e l’abuso dell’immagine femminile si sta consumando quasi come una vergogna. Ma qui, in questo spot, non è solo l’immagine femminile è proprio l’eccesso del concetto che ruota intorno alla morale che ha ormai preso piede senza controllo.
    Questo, forse, è l’ennesimo esempio di una comunicazione che deve cambiare.
    Ma, sinceramente, viene da chiedersi: “siamo certi che l’italiano medio desideri questo cambiamento?”

    cristina usai

  4. Il problema è strettamente legato, purtroppo, all’immagine della donna, un’immagine apparentemente libera ed emancipata (non per tutte) ma che in realtà ci colloca ai lati di un mondo prettamente maschilista.
    Ci hanno convinte/i che il nostro ruolo, rispetto a 30/40 anni fa si sia evoluto, sia cambiato; adesso lavoriamo, usciamo da sole, apriamo attività commerciali, siamo indipendenti..abbiamo addirittura il portatile rosa tutto per noi!!
    Ma in realtà è questa l’indipendenza di cui parlavano le nostre precursici?
    La libertà di poter scegliere di diventare donne di successo se “doniamo” un pò del nostro…?
    La libertà di poter rinunciare a fare dei bambini se siamo donne in carriera?
    La soddisfazione di sentirci dire che se siamo arrivate “là” è solo grazie a certi compromessi?
    Oh questa si che è emancipazione!
    Questa si che si chiama ugualianza!
    Come mai le donne guadagnano la metà pur ricoprendo gli stessi ruoli?
    Sciocchezze sciocchezze, i soliti discorsi da femminista!
    E poi andiamo, adesso siamo pure nell’esercito!
    Ma che vogliamo di più…?
    Solo, semplicemente, RISPETTO, un rispetto che purtroppo, per una serie di costruzioni sociali legate, soprattutto, al mondo dello spettacolo, del business sessuale etc, stiamo mettendo in gioco, ahimè, noi per prime.
    Purtroppo ci sono una serie di paradossi e controsensi che andrebbero affrontati in maniera approfondita, non certo in poche righe ma i miei sono soli piccoli sassolini gettati nel mare di una riflessione che dovrebbe spingerci, TUTTI, a considerare seriamente l’evoluzione sociale del ruolo della donna.

    P.S. E cercate di vestirvi un pò più dignitosamente che poi se vi violentano.. vi lamentate pure!