Avete mai visto David Beckham in mutande?

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H&M Beckham's Bodywear Contest Avete mai visto David Beckham in mutande? Se la risposta è no, da oggi potete farlo grazie alla campagna lanciata il 16 agosto da H&M per promuovere la nuova linea di abbigliamento intimo Beckham’s Bodywear Collection.

Per ampliare le vendite della collezione, la catena di abbigliamento ha deciso di piazzare nove statue giganti del giocatore in versione seminuda a New York, Los Angeles e San Francisco, invitando i passanti a partecipare a un concorso. Chi desidera può scattare una foto con la statua, inviandola via Instagram al minisito hmbeckham.com e accompagnandola con l’hashtag #HMBeckham. In palio ci sono 100 statuine di Beckham in edizione limitata, 10 capi intimi autografati e un buono da 1000 dollari spendibile nei negozi H&M.

Il concorso è un esempio della tendenza crescente e certamente intelligente di avvicinarsi ai consumatori, sfruttando le potenzialità degli attuali strumenti tecnologici. Non si può, invece, parlare di particolare innovazione per ciò che riguarda l’utilizzo, ormai sorpassato, di testimonial in ambito pubblicitario.

Riflettendoci bene, ciò che attrae gli utenti finali non è tanto il personaggio famoso di turno, quanto l’idea creativa alla base della campagna. Si possono, in tal senso, enumerare infiniti esempi di promozioni impattanti basate esclusivamente su una proposta originale, elemento vincente e decisamente più economico per le aziende. Pensiamo ad esempio ai tanti flashmob o alle azioni unconventional sempre più diffuse in ogni angolo del mondo. Di idee se ne potrebbero citare a volontà (basta dare un’occhiata al blog Gu! per rendersene conto).

E voi che ne dite? Qual è, secondo voi, la vera chiave di una campagna di successo? Un testimonial o un’idea di grande impatto creativo?