E se provassimo a guardare oltre…?

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Si parla di web 2.0, di campagne virali sulla rete, di blog, di interazione e condivisione ma, tirando le somme, continua a vegetare uno scetticismo consistente verso l’attuazione pratica della comunicazione on line.

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www.fonteavellana.it

Tutti (o quasi) credono nella forza e nelle potenzialità di internet ma, davanti ad un’offerta concreta o ad un investimento, sia di tempo sia di denaro, per costruire una buona linea di comunicazione, c’è una ritirata dettata da una serie di ma e se.

“Ma io dove ci guadagno?”

“E se poi non funziona?”

“Adesso ci sono altre priorità più pratiche…”

Etc. etc. etc.

Tante sono le varianti in grado di far tornare un imprenditore o un’azienda sui propri passi, facendoli pentire di essersi esposti verso qualcosa di così poco misurabile.

L’idea diffusa che fare pubblicità sulla rete sia molto economico, quasi gratis, fa sgranare gli occhi dei potenziali clienti davanti ad un preventivo  e, come biasimarli?

Vorrei però, a questo punto, precisare alcuni passaggi.

E’ vero che internet, rispetto ai canali tradizionali (stampa, radio, tv) è molto più economico ma, è anche vero che, come in tutte le cose, dipende da che cosa si ha in mente di fare.

Se si hanno determinate esigenze performanti, bisogna anche mettere in conto il grande lavoro che sta dietro a certi servizi.

E’ ovvio che se per web marketing s’intende solo aprire un profilo sui social network ecco che, a costo zero, il titolare dell’albergo (esempio) ha concluso la sua campagna di comunicazione.

Se si vuole invece creare e studiare un discorso di un certo livello, in grado di gettare le basi per un concreto tornaconto d’immagine e di visibilità, attraverso strumenti professionali e con l’ausilio di specialisti del settore, la cosa cambia.

Bisogna pensare anche a quanto una persona abbia voglia di mettersi sul mercato in un determinato modo e a quanto sia disposto a credere nella valenza di codesti servizi.

Oggi come oggi pensare di continuare a puntare al passaparola solo nella cosiddetta realtà fisica, porta, a mio parere, poco lontano o comunque, chiude la strada alla possibilità di una visibilità allargata.

Parlare di passaparola è più che corretto ma, adesso, il passaparola funziona sulla rete, esiste in rete ed è in perenne evoluzione.

Questo è quello che si dovrebbe valutare nel momento in cui bisogna decidere se investire nella comunicazione o meno.

Si parla di investimenti su progetti che, se non nell’immediato istante portano a cogliere frutti con svariati zeri, sicuramente domani saranno ripagati sia a livello remunerativo sia a livello di immagine, di popolarità e di tutto quello che arriva di conseguenza.

Il fatto di essere ancora così legati al rapporto “soldi – merce” non fa altro che incrementare tutta una serie di blocchi rispetto a ciò che invece non può essere considerata merce.

Investire sulla comunicazione significa investire in un mondo che apre la via a qualcosa di così potente ed affascinante che dovrebbe, di per sé, bastare per convincersi.

Leggendo un articolo redatto su mymarketing, inoltre, si delinea ancora un approccio aziendale abbastanza diffidente rispetto alla questione anche dei social network.

Da una ricerca di Sapient Interactive, emerge che:

41% degli investitori e degli analisti dichiara di non capire a pieno i social media, limitando così i propri investimenti (soprattutto pubblicitari) nel mercato specifico.”

In più:

Il 19% degli interpellati giustifica la propria diffidenza con il fatto che non ci sono chiari criteri di misurazione per il successo o meno degli investimenti nei social network, mentre un altro 17% dice che si è ancora in una fase di studio e sperimentazione del mezzo. Un’altra ragione della scarsa fiducia verso questo mercato è l’eccesso di informazione e possibilità (come dice il 14% del campione).

Penserete quindi che, la maggior parte di aziende e persone, veicolino la loro comunicazione attraverso strumenti differenti, più solidi e concreti  ma:

nell’ultimo anno il 60% degli intervistati dalla ricerca ha aperto un account Flickr o Twitter, o ha aperto un proprio blog.

Interessante, no?

Gli approcci sono molti, c’è chi ha profili sparsi nella rete, chi presenta la propria azienda attraverso un sito (di vecchia o nuova generazione) e chi invece resta fuori a guardare, analizzando i risultati degli altri e coprendosi le spalle in tutti i casi (se funziona allora ci prova, se non funziona potrà dire Ve lo avevo detto…).

Sinceramente  sento di schierarmi dalla parte di chi, invece, crede nella potenzialità del nuovo web, sia per quanto riguarda l’esperienza di grossi brand sia per quanto riguarda i piccoli e medi imprenditori, artigiani, professionisti, commercianti.

Il bello è proprio questo, c’è spazio per tutti e le possibilità sono davvero alla portata anche di chi, fino ad ora, ha sempre pensato che fare comunicazione o fare pubblicità fosse qualcosa di proibitivo.

Naturalmente, c’è chi potrà da subito puntare ad una comunicazione di un certo livello qualitativo (ma soprattutto quantitativo), in grado di far interagire tutti i vari strumenti che la rete mette a disposizione e chi, all’inizio, si accontenterà di qualcosa di più “modesto” ma, comunque, performante.

Tempo al tempo…

La soddisfazione di dire “Io almeno ci ho provato…” non ha prezzo.

Marusca Cesare
Press & Marketing
CDCM Pro