Considerazioni su un nuovo modello di Business

705

Il mondo della comunicazione è alle prese con una nuova forma di business e porta con se, ovviamente, tutto quello che è legato al marketing, all’advertising e altre innumerevoli sfaccettature.

Partendo dalla rivoluzione a carattere sociale segnata dall’avvento di internet e, in seguito, dall’evoluzione nell’uso dello stesso, mi piacerebbe affrontare, in termini di discussione aperta, un argomento che forse ancora poche imprese intendono considerare.

Le trasformazioni e le evoluzioni rispetto un determinato settore spesso vengono esaminate approssimativamente tralasciando quelle che dovrebbero, invece, rappresentare le prerogative di un azienda.

Se a cavallo tra gli anni ’70 e ’80  abbiamo assistito al passaggio dal consumismo al consumerismo, epoca in cui i consumatori divenivano più coscienti di ciò che acquistavano, attualmente possiamo registrare un passaggio ulteriore che vede un utente molto critico sui prodotti, desideroso di poter testare la qualità e, soprattutto, attento a ciò che gli altri consumatori esprimono su un determinato articolo. Le persone si riconoscono in una categoria comune  collocandosi all’interno di un complesso a sé ed insieme rappresentano e portano avanti battaglie quotidiane contro tutto quello che ritengono ingiusto, scadente o degno di note negative. L’utente non vuole essere convinto a tutti i costi ma desidera interagire con le varie imprese, chiede attenzione e pretende rispetto.

Tutto questo, se fino a qualche anno fa dilagava tramite semplice passaparola o attraverso discussioni all’interno di programmi televisivi come, ad esempio, “Mi manda Raitre”,  adesso, con la nuova frontiera del web 2.0, si sta diffondendo nella rete tramite i social network, i blog, i siti specializzati e tutte le innumerevoli alternative presenti on line.

Quali sono le conseguenze di tanto fermento possiamo testarle quotidianamente collegandoci e dando uno sguardo ai vari forum nascenti oppure analizzando l’evoluzione delle varie strategie di comunicazione sulla rete che, attualmente, registrano un incremento decisamente positivo.

Secondo quanto dice l’Interactive Adversing Bureau, i ricavi derivanti dalle forme promozionali on line avrebbero toccato, nei primi mesi del 2008, 11,5 miliardi di dollari, con un aumento del 15,2% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno passato. Molto bene direi, considerando l’attuale stato dell’economia mondiale e l’imminente recessione dei principali mercati occidentali.

A questo punto sarebbe lecito chiedersi perché allora il nostro paese stagna nello scetticismo quando si parla di rete, di social network, di web 2.0 e, conseguentemente, di tutto ciò che concerne l’interazione diretta, attiva, immediata e trasparente che oggi giorno, richiedono i fruitori.

La settimana scorsa, dopo aver assistito al convegno “4Comm, Comunicare bene fa crescere l’impresa“, ho potuto registrare una serie di dati interessanti da una parte e sconfortanti, dall’altra.

Partiamo dal lato positivo ovvero dall’oggettivo riscontro che qualcosa si sta muovendo da parte degli imprenditori.

Il convegno contava all’incirca 1100 iscritti ed anche se non tutti i presenti erano titolari di aziende, sicuramente ho potuto assistere ad un generale fermento rispetto alle proposte presentate da 4Comm; si è parlato di web 2.0, di comunicazione etica, di relazioni innovative fra imprenditoria e cultura e molto altro.

Ciò che mi pare corretto segnalare, rendendo merito agli organizzatori e ricercatori del CNA di Bologna, è proprio questa voglia di condividere la consapevolezza delle innumerevoli opportunità fornite dalla rete e, di conseguenza, un nuovo modo di fare business slegato dalle tradizionali strategie di marketing.

Il lato negativo di tutto questo, anche se negativo è un termine forse un po’ troppo forte, è stato riscontrare che c’è ancora molta strada da fare e ancora molta diffidenza da combattere.

Comunicare bene deve apparire come la prerogativa di un’azienda che vuol farsi conoscere e non come un elemento secondario o addirittura di poco conto; il 45% delle aziende investe meno di mille euro in comunicazione e per il 73% di esse, chi se ne occupa è il titolare il quale, spesso, non è fornito degli strumenti pratici e teorici per poter affrontare un percorso così delicato.

Nella maggior parte dei casi (81%), il budget relativo a questo frangente viene stabilito di volta in volta a seconda dei casi e questo rappresenta un elemento molto rischioso per un’azienda che mira alla visibilità allargata.

Investire nella pubblicità e nel marketing rivela sì dei punti di forza determinanti ma, come in tutte le cose, vi è anche il rovescio della medaglia che in questo caso, porta con se una serie pericolosa di risultai negativi.

Nella rete la reputazione è tutto e l’immagine che l’azienda da di sé non può derivare da una strategia comunicativa dell’ultimo minuto, fatta con un impegno relativo e da persone che s’improvvisano strategycs manager. L’identità di un’impresa, una volta resa fruibile e giudicabile da un numero elevato di persone, rappresenta l’ingrediente più complesso da curare che, se coltivato con i mezzi adeguati, può costituire quel valore aggiunto in grado di differenziare la società all’interno del mercato.

In Italia il 97% del business viene portato avanti da piccole imprese, le quali spesso non si possono permettere di investire grandi budget nella tradizionale comunicazione. Investire in pubblicità nelle più conosciute industrie mediatiche come Tv, radio o carta stampata, significa affrontare spese decisamente cospicue che, nella maggior parte dei casi, presentano qualche zero di troppo per le casse delle aziende modeste.

E’ questo il punto focale della discussione appena proposta, ovvero aprire le porte ad una realtà comunicativa che può assicurare prestazioni di alta qualità a prezzi decisamente inferiori e accessibili a tutti. Investire sulla rete non solo garantisce una visibilità a carattere mondiale ma permette di dar forma anche a fantasie e richieste fuori dagli schemi convenzionali, il tutto con costi democratici.

La Professionalità ovviamente, come in tutti i settori, dev’essere obbligatoria e affidarsi a persone qualificate e consapevoli deve rappresentare lo scalino d’inizio per potersi rapportare ad un mondo veramente multiforme.

La parola d’ordine, quindi, è CONSAPEVOLEZZA.

Una consapevolezza a tutto tondo che permetterà di affacciarsi con uno spirito migliore alle rivoluzioni in atto e che non potrà far altro che sfruttare tutto il buono che la rete promuove.

A cura di

Marusca Cesare