You Tube venderà musica e gadget: è in arrivo un music store dedicato?
Ascoltiamo la musica, riguardiamo vecchi video, seguiamo attentamente i tutorial: tutto questo è Youtube. E se presto diventasse qualcos’altro?
Ascoltiamo la musica, riguardiamo vecchi video, seguiamo attentamente i tutorial: tutto questo è Youtube. E se presto diventasse qualcos’altro?
Spariti dalle scene per alcuni anni, i Blink182 tornano con un nuovo disco e un video che più digital non si può: la campagna promozionale si basa tutta su spezzoni tratti da You Tube.
Li ricordiamo tutti mentre cantavano “All the small thing“, i Blink182: simbolo dei primi anni del 2000, amati da milioni di fan in tutto il mondo. Poi, anni di buio, fino al lancio del nuovo cd, che avviene proprio in questi giorni, con un singolo a trainare quello che probabilmente sarà un nuovo successo, Up All Night.
Ma per una band che è rimasta via dalle scene per troppo tempo, c’è un modo per tornare con il botto a far parlare di sè, in modo pulito e magari non convenzionale?
Un video che promette di diventare molto virale ci dice le dieci buone ragioni per odiare Facebook.
In USA è arrivato già da un po’, in Italia è approdato all’inizio di questa settimana: due pupazzi raccontano su Youtube le dieci buone ragioni per odiare Facebook. Ovviamente una trovata virale: proprio nella description del video, le cui visualizzazioni continuano a salire (siamo sopra le 200.000), il rimando è alla pagina Facebook dedicata a Glove and Boots, e anche la diffusione del video sta “vivendo” sulle condivisioni sul social network.
Quindi Facebook o si ama o si odia: ma se si odia, comunque si parla del social e dei suoi meccanismi!
Ecco il video:
Tra le ragioni più o meno serie che vengono elencate per odiare Facebook, i suggerimenti d’amicizia casuali, le profile picture strambe, i genitori “amici” che controllano i profili, le impostazioni della privacy poco chiare e probabilmente inesistenti e inutili.
Secondo voi, qual è la ragione principale per cui Facebook è da odiare e non da amare alla follia? Ecco la mia, ovvero le notifiche folli, per qualsiasi cosa: inviti a gruppi di cui non farai mai parte, a eventi cui non andrai, foto in cui non ti piace essere taggata, domande a cui non vuoi rispondere e così via.
Sono molto belle, molto preparate e professionali. Lavorano principalmente su Youtube e sono delle vere e proprie esperte di bellezza. Segni particolari: sono ragazze normali che si divertono a creare video tutorial basati sulla creazione di nuovi look per trucco e capelli. Questo è il mondo delle Youtubers.
Si chiamano Youtubers e sono tantissime in tutto il mondo. Da quando, un po’ di anni fa, Youtube è entrato a far parte della nostra vita quotidiana, sul canale se ne vedono di ogni tipo: filmati divertenti, trasmissioni tv, montaggi strani. Un’altra categoria di utenti che hanno letteralmente colonizzato Yotube sono le tutorial-girls: ragazze molto belle, appassionate di hair styling e make up, che insegnano alle utenti a truccarsi in un certo modo, facendo anche delle recensioni molto approfondite dei prodotti di bellezza utilizzati.
Inutile dire che tra le più famose, Clio Make up, con 108 mila iscritti al canale, è ormai una web star e riceve offerte su offerte dai maggiori brands di beauty mondiali: la presa del marketing su questo tipo di fenomeno, sempre più in ascesa e sempre più apprezzato dalle utenti, ovviamente è fortissima.
I marchi fanno a gara per comparire nei video tutorial, per essere citati e recensiti. Dal canto loro, queste ragazze, oltre ad avere alle spalle, nella maggioranza dei casi, dei corsi professionali di trucco, come nel caso di Clio, si dimostrano sempre molto easy e molto brave nelle loro spiegazioni, appassionando tutte coloro che cercano questi video per imparare a truccarsi un po’ diversamente dal solito.
Ecco un esempio di video tutorial della celebre Clio:
Al bar con gli amici, sotto la Tour Eiffel o all’ombra del Louvre, i cittadini francesi saranno liberi di nominare i loro social network preferiti, tra i quali campeggiano, come per i cugini italiani, Twitter e Facebook. Ma in tv e in radio questo non sarà possibile: il governo francese, nei giorni scorsi, ha stabilito che far loro riferimento è da ritenersi pubblicità occulta.
I programmi tv e radio francesi non sono più liberi di nominare Facebook e Twitter, nè di citarli in sovraimpressione: secondo la legge del 1992 che regola l’uso ( e l’abuso) della pubblicità occulta, citare i due social network – o tutti i loro equivalenti – è assolutamente vietato.
Non sarà possibile citare il like nè invitare gli utenti a seguire un certo account Twitter, perché rappresenterebbe a tutti gli effetti una forma di pubblicità subliminale. E ovviamente la legge è uguale per tutti: anche gli altri social network non potranno essere citati.
Autorizzare i riferimenti ai due maggiori social significherebbe danneggiare le altre piattaforme non citate, perché non altrettanto famose o apprezzate. Una possibile soluzione: lasciare che tutti citino tutto, da Facebook a Twitter, passando per Youtube.
Una parità di status che non farebbe del male a nessuno! Proprio come succede in Italia, dove basta un “Messaggio promozionale” in sovraimpressione per rimanere nella legalità.l
Che Barack Obama non fosse un presidente come tutti gli altri ce ne eravamo già accorti. La sua elezione a Presidente degli Stati Uniti è stata vista come una svolta, una vera e propria rivincita per tutta una categoria sociale, l’inizio di una nuova era. Aspettative politiche a parte, Obama capisce bene l’importanza delle nuove tecnologie, dei new-media e della comunicazione basata sui social media, tanto che per annunciare la sua candidatura alle elezioni presidenziali del 2012, ha deciso di invadere Facebook, Twitter e YouTube.
Cosa avranno pensato i cittadini americani dell’sms e della mail ricevuta niente di meno che dall’indirizzo della Presidenza degli Stati Uniti d’America, pronta ad annunciare nuovamente la discesa in campo di Barack Obama, che si ricandida alle elezioni? Sicuramente che il presidente è avanti, e che ha capito il modo (positivo), di sfruttare le nuove tecnologie a suo favore. E se prima la politica si faceva a suon di discorsi, dall’alto di un bachetto e rivolti alla folla, oggi ci pensa Youtube a lanciare messaggi e propagande.
Ecco il messaggio lanciato dal presidente Obama per annunciare la sua candidatura:
Ma non basta: centinaia di migliaia di sms e messaggi e-mail hanno raggiunto altrettanti potenziali elettori, con un’intenzione ben precisa. Cosa vuole Obama? Parlare, uno a uno, con tutti i suoi cittadini, usando i mezzi che più glielo permettono, come Facebook, ad esempio. Un trucchetto (molto furbo) che il presidente e il suo entourage hanno utilizzato molto prima che la vera campagna elettorale abbia inizio..
Chi internet la usa spesso, forse può ritenere che la pubblicità di Google andata in onda sulle principali reti televisive dalla scorsa settimana possa essere quasi inutile.
Purtroppo però non tutti conoscono tutti gli strumenti messi a disposizione dal motore di ricerca di Mountain View, e proprio a questo punta la pubblicità.
Ci viene raccontata, attraverso l’utilizzo di Google, la storia di un Neo Papà, che è alle prese (per cominciare) con la scelta del nome per la figlia e la strada da percorrere per raggiungere la moglie partoriente in ospedale:
La storia prosegue mostrandoci Picasa, per condividere le foto della bimba, e YouTube, che mostra al neo papà protagonista del video come si cambiano i pannolini.
Una storia che forse non appartiene a tutti noi, e proprio per questa ragione, è possibile modificarla.
Andando infatti sul profilo YouTube di Cosa Cerchi Oggi, è possibile creare la propria storia, inserendo le chiavi di ricerca ed i diversi motori di ricerca (video, immagini, mappe) che si desidera utilizzare per la realizzazione del video.
Campagne pubblicitarie di questo tipo servono non solo a far conoscere il prodotto (in questo caso, i diversi prodotti Google), ma anche a spiegarne l’utilizzo e le potenzialità, e possono rendere più “vicini” all’utenza anche quei prodotti all’apparenza troppo tecnologici per l’utenza “di massa”, come i diversi prodotti Google.
The latest Google advertising campaign aired in Italy starting last week shows the user all the Google products, using the story of a neo-father to explain how all those prodcts can be used in a person’s life.
As a plus, users can create online their own stories, using the tool provided on YouTube.
Il Samsung Galaxy Tab non è un cellulare, ma non è nemmeno un semplice Tablet.
Sembra infatti essere quasi un incrocio tra i due tipi di dispositivi, anche dal punto di vista delle dimensioni.
E se le persone si chiedono perché mai dovrebbero portarsi dietro un oggetto tanto voluminoso quando gli Smartphone permettono di fare praticamente qualunque cosa con un ingombro sensibilmente inferiore, la risposta arriva da questo video:
Il video, ideato e diretto da Rob Pearlstein e diffuso da The Viral Factory per Samsung, mostra un gruppo di impiegati in ritiro aziendale, che grazie al Samsung Galaxy Tab riescono a portare avanti le loro normali attività (posta elettronica, controllo portafoglio azionario, ed anche videochiamate con l’ufficio) pur trovandosi in un luogo decisamente ostile.
Certo, è difficile trovarsi in situazioni del genere, ma il video dimostra come anche (o forse soprattutto) in quelle situazioni un oggetto come il Galaxy Tab possa essere più utile di un Tablet (che non farebbe telefonate) e di uno Smartphone (che per leggere il giornale risulterebbe piuttosto scomodo, a causa delle dimensioni dello schermo).
Per avere una panoramica delle funzionalità del Galaxy Tab, è stato anche creato un minisito.
The Viral Factory produced a video showing the users how the new Samsung Galxy Tab can be more than a tablet and also more than a normal smartphone, showing how a user could benefit from the device’s features in extreme situations.
This video was created by Rob Pearlstein and promoted by The Viral Factory.
Su YouTube siamo abituati a vedere video, fruirne quasi passivamente, dall’inizio alla fine.
Certo, possiamo passare da un video ad un altro, possiamo passare da un punto ad un altro del video, ma non possiamo decidere come un video va a finire.
L’ultima campagna pubblicitaria online della Tipp-Ex da questo punto di vista è diversa.
Il video, che nella scorsa settimana è stato ripubblicato su numerosissimi blog (ad esempio su Follia Creativa e MyMarketing), ci mostra come sia possibile avere un maggiore grado di interazione con l’utente che visualizza i nostri filmati su YouTube.
Ci mostra un cacciatore che sta per sparare ad un orso, e sul finale siamo messi di fronte ad una scelta, sparare o non sparare all’orso?
Ma non finisce qui.
Possiamo infatti decidere di far prendere una qualunque piega alla storia, vedendo come il cacciatore possa abbracciare l’orso, o dargli anche un anello di fidanzamento!
Tipp-Ex, se lo ricorda bene chiunque abbia memoria della propria esperienza scolastica, permette di correggere i propri errori, e alla stessa maniera chi visualizza il video su YouTube può cambiare il finale della storia, da tragico (il cacciatore uccide l’orso) a positivo (il cacciatore abbraccia l’orso).
Una bellissima campagna, che mostra all’utente internet cosa si possa fare con il prodotto pubblicizzato.
E anche se una campagna di questo genere non può farla chiunque (non su YouTube, per lo meno), si può ugualmente trarre ispirazione per creare giochi interattivi da distribuire va internet, per permettere agli utenti di conoscere le potenzialità dei nostri prodotti, e di giocare con essi in modo divertente.
Come moltissimi già sapranno la piattaforma di Twitter, da stanotte ha iniziato ad aggiornarsi per “testare” alcuni cambiamenti che portano, soprattutto, a non creare dispersione dalla piattaforma naturale.
In questo post di Enrico Giubertoni (qui), abbiamo trovato una bella analisi sia per l’usabilità sia per le similitudini con HootSuite con parecchi spunti sui quali riflettere.
Noi vorremmo soffermarci, per un attimo, sulla comunicazione massiva e sull’enfasi che Twitter è riuscita a creare intorno a questo evento supportata, oltre che dalle parole, anche da un video che nel giro di pochissime ore ha superato le 823.000 visualizzazioni e cresce in modo esponenziale (risultati notevoli, che non abbiamo notato nemmeno con Apple o la stessa Google).