Internet for peace
I Creatori di Gu!
Skype
My status
Connettiti con Facebook
Già membro?
Login
Login di Facebook:
Ultimi visitatori
Powered by Sociable!
Link2Me
Visita il mio profilo su Link2me
Parole frequenti
Blog Catalog
FEED RSS UNIVERSALE
CALENDARIO
settembre: 2010
L M M G V S D
« ago    
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930  
Aggiungi ai tuoi technorati
Add to Technorati Favorites

Posts Tagged ‘marketing non convenzionale’

Analisi dei 6 web trends del momento – Prima parte

martedì, luglio 13th, 2010

Prendo spunto da questa slide che mette a fuoco, in maniera esaustiva, i trends del web che stanno accadendo ora. E’ importante, infatti, contestualizzare sempre i dati che si hanno in mano: il rischio è quello, altrimenti, di offrire al clienti una visione passata, e quindi poco strategica, del marketing non convenzionale.

Iniziamo l’analisi delle slide con il commento ai primi tre punti emersi:

Il marketing in streaming: la strategia di comunicazione diventa flusso continuo

L’obsoleto banner si è trasformato in web 2.0, un termine abusato e oramai vecchio che indica nientedimeno che l’attuale scenario: i Social Network hanno cambiato il modo di usufruire il web. L’utente è il protagonista della rete.

Un brand vincente è quello che scende nell’arena mediatica e cattura l’attenzione dei clienti e dei potenziali tali offrendo contenuti interessanti e coinvolgenti, partecipando attivamente alle discussioni. Un rapporto alla pari che non deve dimenticare una regola fondamentale: rispondere sempre. La curiosità di un cliente va soddisfatta. Sempre, ripetiamo.

Acquista punti e reputazione un brand capace di mettersi in gioco offrendo un vero e proprio servizio clienti sui vari Social: non si tratta solo di educazione o, come volete chiamarla, netiquette… un cliente soddisfatto è un cliente che apprezzerà il vostro brand, ne parlerà bene e lo consiglierà ai propri amici creando quello che si dice WOM, word of mouth: il caro buon vecchio passaparola!

La Googlizzazione dei media: ovvero Content is the King

Perdonatemi l’italianizzazione del già ostico, Googleization, ma il concetto è chiaro: le persone SONO al centro e il centro dei nuovi media. Come se non bastasse ciò, il nuovo  restyling di Google, con l’avvento di Caffeine, ha minato seriamente il lavoro degli esperti di SEO: non bastano più le parole chiave (anche se ricordiamo che una taggatura corretta e killer è sempre molto importante per la rilevanza di un contenuto) e i trucchi del mestiere a portare un brand in prima pagina su un motore di ricerca, ma sono i contenuti a farla da padrone.

In parole povere, conta la qualità di quello che si scrive: una risposta più pertinente e soddisfacente alla ricerca effettuata dal fruitore.

I numeri sono importanti

La qualità DEVE andare a braccetto con i numeri. Non fidatevi di chi vi propone mille campagne o mille tricks e non vi presenta una reportistica accurata: se la pagina fan di Facebook della vostra attività dopo mesi ha una manciata di fans significa che la vostra agenzia non sta lavorando bene. Se gli argomenti di cui parlate, in un sito, in un blog o in un vostro profilo Social, non riescono ad attrarre l’interesse degli altri utenti (quello che in linguaggio tecnico, si dice engagement) dovete raddrizzare il tiro. Se il vostro brand sul web è il Deserto dei Tartari, preoccupatevi. E non fidatevi di chi vi dice che l’editorialità non è importante: dei buoni contenuti associati a un’attività di scouting (sì, dovete essere i primi), associati a professionalità ed esperienza e a qualche trucco del mestiere, portano numeri.
A settimana prossima, per il commento degli altri 3 trends!

pc Analisi dei 6 web trends del momento – Prima parte

Freedom from Porn, guerrilla a San Francisco contro Steve Jobs

venerdì, giugno 11th, 2010

Si chiamano “Freedom from Porn” e, come si definiscono loro, sono dei ragazzi amanti del porno.

Steve Jobs, padre patron di Apple e autore della memorabile frase “Freedom from Porn” (a questo link trovate la diatriba) è l’oggetto della contestazione.

Appiccicare adesivi contenenti messaggi espliciti di “gallinelle in calore”, “casalinghe calde” e “nerd vogliose” e creare profili Social fake di un arrapato Steve Jobns all’interno della pubblicità che Apple ha fatto per le strade di San Francisco in occasione del WWDC (Apple Worldwide Developers Conference) di questi giorni è la loro azione.

E, consci della chiusura del sistema Apple, ci si chiede se quella che è partita inizialmente come Rivoluzione non si stia trasformando in una dittatura. Illuminata, ma pur sempre tale.

Quando il web diventa funebre: il caso Torboli-Zandonatti

venerdì, maggio 7th, 2010

In Italia la riflessione sulla morte è sempre stata un tabù. Vuoi per scaramanzia, vuoi soprattutto per l’imperante cultura cattolica parlare tranquillamente e laicamente di morte non si fa. Se lo si fa, si viene tacciati di essere corvacci, menagrami, porta sfiga o, nella peggior delle ipotesi, emo, bambini di Satana o Isabella Santacroce.

Sul web, invece viviamo costantemente la morte virtuale. Ogni giorno cancelliamo profili, veniamo sbranati da zombies, clicchiamo su “ignora” o “delete” determinando la “morte” altrui. Nonostante questo viavai di identità, non riusciamo a parlare di morte. Sui mass media “tradizionali” le cose non vanno meglio. Usiamo metafore, allusioni, giochi di parole, poesie e tutti gli stratagemmi possibili per non dire le cose come stanno: che, prima o poi, tutti muoriamo.

Ci ha provato la cybercultura a dare un senso a quello che in realtà un senso ha: fatti fummo di carbonio (e quindi destinati alla disgregazione molecolare), e non di silicio. Purtroppo.

Ci ha provato il numero 24 di Colors, il Death Issue, quando ancora era diretto da un Oliviero Toscani in ottima forma a scandagliare tutti gli ambiti, dall’antropologico all’irriverente, della morte. Ma niente.

Ci ha provato pure Castelvecchi, cavalcando l’ondata nel 1998, pubblicando il trattato “Necrocultura – Estetica e Culture della Morte nell’immaginario di massa”. Ma vai a capire che c’è scritto

Negli anni 2000 ci ha pensato la HBO a creare una serie tv, Six Feet Under, sulle vicende di una famiglia di impresari funebri. Una serie che fatto vedere quello che prima si poteva solo immaginare: dalle buffe morti accidentali ai processi di imbalsamazione del corpo. Una serie che è riuscita a mostrare, grazie a una eccellente sceneggiatura, un mondo sconosciuto ai più con un’eleganza e un senso della normalità mai visti prima in TV.

Ed è, grazie anche alla visione di Six Feet Under, che mi sono sempre chiesta come mai in Italia non si sia mai pensato a fare qualcosa di diverso dallo standard nell’ambito della “comunicazione funeraria”. Con rispetto, tatto, eleganza, valori da cui non si deve prescindere. Io, nel dubbio, da morta voglio farmi caramellare.

In realtà in Italia,non è che nulla sia stato fatto: la creatività di alcune imprese funebri si è materializzata in gadget dal gusto discutibile, quali questi o questi.

La Torboli-Zandonatti, un’impresa funebre di Mori, nel Trentino, si è mossa in maniera differente: ha utilizzato il web in maniera originale, ma in linea con l’azienda, riscuotendo così non solo l’attenzione dei media e dei blogger, ma anche dell’anziano alle pime armi con il PC.

Antonio Zandonatti spiega a CDCM Pro in cosa consiste la novità introdotta nella comunicazione dell’impresa funebre, sostenendo il proprio servizio con questa (illuminante) premessa: “La volonta di progredire in un azienda di onoranze funebri può sembrare una cosa superflua o addirittura controproducente dal punto di vista dell’immagine aziendale. Lo spazio per l’innovazione sembra non esistere ma non è così, per questo motivo alla Torboli – Zandonatti snc di Mori quando abbiamo deciso di innovare, si è pensato di puntare all’introduzione di un “servizio aggiuntivo” che conservasse le caratteristiche di semplicità e discrezione necessarie.” Leggi l’intervista ad Antonio Zandonatti dopo il salto.

(continua…)