Essere social a lavoro: rischio licenziamento?

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Il popolo del web sa perfettamente che navigare su Facebook e gli altri Social Network non è un privilegio che tutti possono permettersi, specialmente sul posto di lavoro. Se per i community managers, ad esempio, non navigare su Facebook vuol dire, a tutti gli effetti, non lavorare affatto, per tutti gli altri che non lavorano nel settore web vuol dire un’altra cosa: non rischiare il posto di lavoro. Perché non tutti i capi sono disposti a lasciare che i propri dipendenti aggiornino il proprio profilo in orario d’ufficio e non tutti sono magnanimi se scappa la chat durante la giornata lavorativa. I giudici hanno stilato un decalogo che regola l’uso di Facebook sul posto di lavoro, in merito a questioni delicate come commenti negativi sui propri superiori e sull’impresa e la ricerca di notizie sui neo-assunti o su candidati all’assunzione.

Usare troppo Facebook  mette a rischio il posto di lavoro? Sì, se l’uso che se ne fa è spropositato, il proprio capo non è certo un socialite e le funzioni del social network sono indebitamente sfruttate per scopi personali. I giudici, chiamati a dire la loro sul caso, visto il numero in aumento dei licenziamenti causati dal social di Mark Zuckerberg, hanno stabilito un decalogo di comportamenti da non avere nel caso in cui Facebook fosse ancora disponibile dal pc di lavoro.

E’ altamente sconsigliato denigrare capi e colleghi, o almeno parlarne in modo così negativo tanto da minare l’autorità e l’integrità dell’azienda in cui si lavora. La Cassazione infatti, con una posizione ben precisa a riguardo, impone al lavoratore un diritto di critica nei ranghi e nel massimo rispetto dell’operato altrui.

Un’altra situazione in cui Facebook viene utilizzato indebitamente entra in gioco all’arrivo di un candidato ai colloqui, che magari è da esaminare in prima persona. Le informazioni personali contenute sul proprio profilo non devono compromettere in nessun modo il giudizio di chi esamina la nostra posizione e la nostra professionalità.

Come già sostenuto dall’art.8 dello Statuto dei Lavoratori, ripreso poi da un articolo del Sole24 Ore:

L’articolo 8 dello Statuto dei Lavoratori, richiamato anche dal Codice della Privacy, vieta qualsiasi indagine, anche pre-assuntiva, non solo sulle opinioni del lavoratore, ma anche su qualsiasi fatto che non sia rilevante ai fini della valutazione dell’attitudine professionale. La ricerca di informazioni personali sul candidato tramite Facebook è quindi da considerarsi illecita, ma è anche pericolosa per chi la effettua, dal momento che la violazione dell’articolo 8 dello Statuto dei lavoratori è sanzionata penalmente.

Insomma, meglio non rischiare di incorrere in sanzioni: in alcuni casi, possono essere anche peggio del licenziamento.