Storia ed evoluzione di un fenomeno di costume: il tag è (quasi) un brevetto

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Almeno una volta nella vita  – e comunque negli ultimi 3, 4 anni, quelli del boom di Facebook, per intenderci – ciascuno di noi ha pronunciato la frase: “Taggami nella foto”, dove per taggare si intende il meccanismo di etichettatura di immagini per citare amici e pagine. A breve il tag diventerà un brevetto e probabilmente entrerà nel dizionario, proprio come la parola è entrata nelle nostre abitudini linguistiche.

Scatti una foto, vieni particolarmente bene, e allora che fai? Ovviamente si fa in modo che tutti possano vederla, postandola sul proprio profilo Facebook e taggando gli amici in modo che quell’immagine appaia anche nei loro album. Il meccanismo del tag, ovvero di questo sistema per contrassegnare contenuti digitali, è semplice, facile e intuitivo, tanto che Facebook l’ha poi ampliato agli status e ai commenti (con conseguente pioggia di notifiche).

E non solo: è solo di pochi giorni fa la news che ora si potranno taggare anche brands e marchi nelle immagini personali.

A Zuckerberg ci sono voluti 5 anni per far sì che questo sistema da lui inventato diventasse un brevetto: quale sarà il prossimo passo? La conquista del mondo? Per il momento solo una cosa è certa: chi verrà dopo Facebook dovrà stare bene attento a non sfruttare la formula del tagging, che, col brevetto, è diventata a tutti gli effetti l’ennesima, grande nonchè milionaria invenzione di questo ragazzo un po’ nerd un po’ genietto.