Ragazzi a rischio: cosa provoca l’uso massiccio di social network?

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Piccoli, piccolissimi e già davanti al pc. A mentire per entrare su Facebook (gli under 13 non possono iscriversi se non mentendo sull’età), a scaricare musica e giochi, a usare le chat. In particolare i social network provocherebbero serie conseguenze per il comportamento, che possono sfociare in comportamenti da bulli e in una spirale di depressione. Ma i social network fanno davvero così male?

Una ricerca di Telefono Azzurro ed Eurispes, come riporta l’Unità, ha messo in luce che “In Italia, alla fine del 2009 stima che il 71,1% degli adolescenti abbia un profilo su Facebook. Secondo un recente sondaggio negli Stati Uniti, il 22% dei teenager entra nel suo social media preferito almeno 10 volte al giorno e oltre il 50% almeno una volta al giorno. E il New York Times riportava qualche giorno fa i risultati di un’indagine condotta da ComScore, una ditta americana che si occupa di traffico Internet, secondo cui 3,6 milioni di visitatori di Facebook negli Stati Uniti hanno meno di 12 anni“.

Come già affermato sul rapporto tra bambini e web, è davvero difficile oggi trovare un compromesso tra la voglia dei ragazzi di esplorare il mondo della rete e di connettersi con nuovi amici e la volontà di proteggerli dai pericoli che questa massiccia frequentazione, come riportato nella ricerca di Telefono Azzurro , può portare.

In generale, soprattutto in USA, gli esperti non se la sentono di demonizzare Facebook (il social network più usato per questo target), meglio guardare il bicchiere mezzo pieno: il ragazzine conosce gente nuova, si dà da fare per ampliare la sua cerchia di amicizie e può addirittura acquisire nuove informazioni sul mondo, se usa correttamente il mezzo (ma non è proprio questo il punto?). Nel peggiore dei casi, però questa frequentazione può portare a conseguenze abbastanza gravi, da tenere sotto controllo. Come riporta sempre l’Unità: “Il cyberbullismo, per cominciare, ovvero l’uso deliberato dei media digitali per comunicare notizie false, imbarazzanti o ostili su qualcun’altro. Il cyberbullismo è più diffuso delle molestie, è un fenomeno che avviene tra persone della stessa età, ma può portare a conseguenze psicologiche gravi come depressione, ansia, isolamento e, a volte, suicidio. Un altro fenomeno rischioso è il sexting, ovvero mandare o ricevere messaggi sessualmente espliciti, immagini o fotografie tramite computer o cellulare“.

Addirittura, si può arrivare alla depressione: la vita su Facebook può non corrispondere a quella reale, e il ragazzino può essere costretto a costruirsene una parallela per compensare le mancanze che sente di subire nella vita di tutti i giorni. Ma cosa succede quando si accorge che la vita virtuale è niente, quasi un’illusione?